Il film racconta la storia di Soraya, una ragazza afghana cresciuta in Iran che, nell'arco di cinque anni, tenta ripetutamente di raggiungere l'Austria, dove vive sua madre. Un viaggio lungo e pericoloso, attraverso la Turchia e la Grecia, segnato da confini da attraversare, respingimenti, paure e speranze. Ogni tentativo di fuga diventa, nelle parole della protagonista, una nuova «partita»: una sfida da affrontare, anche dopo l'ennesima sconfitta, senza rinunciare al sogno di una vita migliore.
Soraya è una giovane donna già sposata, legata a un Afghanistan che ama profondamente pur non avendolo mai conosciuto. Ma è anche un'artista di grande talento, capace di trasformare le proprie esperienze in disegni, sculture e animazioni che accompagnano il racconto. Con il suo telefono documenta per anni la propria quotidianità e i tentativi di fuga, diventando così non soltanto la protagonista, ma anche la co-regista del documentario. L'arte e la videocamera diventano strumenti per raccontarsi, resistere e immaginare un futuro diverso.
Al termine della proiezione, Rosa Butti, esperta cantonale della materia Cultura generale, Jamileh Amini, interprete e mediatrice interculturale, e Ornella Manzocchi, psicoterapeuta, hanno accompagnato il pubblico in una riflessione sui temi sollevati dal film: l'esperienza della migrazione e del viaggio verso la libertà, la condizione delle donne, le difficoltà di chi è costretto a lasciare il proprio Paese e l'importanza dell'accoglienza.
L'incontro ha offerto alle persone in formazione l'occasione di confrontarsi con una storia intensa e profondamente umana, che invita a guardare oltre i confini geografici e culturali e a riflettere sul valore dei diritti fondamentali. Soprattutto, ha lasciato spazio a una speranza condivisa: quella di un futuro in cui libertà, sicurezza e dignità non siano privilegi riservati a pochi, ma diritti realmente garantiti a tutte e tutti.